L’EDUCAZIONE E INTELLIGENZA FINANZIARIA

Recentemente ho avuto occasione di riflettere sull’importanza dell’educazione finanziaria, dopo aver letto 2 interessanti libri “Padre Ricco e Padre Povero” di Robet Kiyosaki e “I soldi fanno la felicità” di Alfio Bardolla che è praticamente l’adattamento italiano del primo libro citato.

Al di là del fatto che questi due libri abbiano evidenti fini promozionali (in particolare il secondo), è però altrettanto vero il messaggio che essi riportano: alle persone manca un’educazione finanziaria che permetta loro di gestire al meglio gli aspetti relativi al denaro.

In una situazione generale come quella attuale, dove assistiamo ad un sistema nel quale lo Stato sempre meno potrà preoccuparsi del futuro previdenziale dei suoi cittadini e garantire la sicurezza del posto di lavoro, è strategico acquisire come bagaglio di base l’educazione e l’intelligenza finanziaria.

L’educazione finanziaria comporta un differente approccio psicologico nei confronti del denaro e della sua gestione.
Un approccio “limitante”, dovuto ad ansie e/o paure, comporta una focalizzazione che vede il denaro un problema anziché una risorsa.

Occorre, quindi, imparare a gestirne correttamente i rischi , valutandoli in anticipo ed elaborando una corretta pianificazione finanziaria.

Occorre, anche, ricordarsi che la parola “investimento” non racchiude necessariamente un concetto “rischioso”.
Investimento è una bella parola e si contrappone a speculazione.

Questo non significa che tutti gli investimenti andranno a buon fine, ma a differenza della semplice speculazione che persegue i guadagni a breve con il serio rischio di prendersi numerose “legnate”, si attende un guadagno a medio lungo termine.

Siccome il mondo va avanti, anche l’economia va avanti soprattutto crescendo: investire significa acquistare qualcosa che produce valore, ricchezza.
Quindi è estremamente importante il rapporto psicologico che si ha con il denaro (aspetto ben più importante rispetto alle capacità tecniche), ricordando che la ricchezza, prima di essere un fatto materiale, è come una persona sta, come si sente e come vive.

La conseguenza di una mancata educazione finanziaria è la “ruota del criceto”, la “corsa del topo”: si tratta di diverse espressioni utilizzate dagli autori dell’educazione finanziaria che evidenziano come una persona trascorra la sua vita lavorando sodo, sempre di più, guadagnando sempre di più e di conseguenza spendendo di più.
Si tratta di una realtà dove si privilegia la spesa rispetto al risparmio.
La persona lavora così per il denaro e non è il denaro che lavora per lei : è questa la ruota del criceto, una corsa senza fine.

La conclusione della ruota del criceto è si vive da poveri con un alto tenore di vita, non ci si preoccupa che il denaro lavori per noi, non si sa gestirlo bene il con la conseguenza, in futuro, di vivere in una situazione di precarietà, insicurezza, ansia e magari di povertà.

Forse è il momento di cambiare atteggiamento e soprattutto adottare un metodo che persegua la l’indipendenza finanziaria.
E’ bene comunque ribadire che, anche se importante, il denaro non è tutto nella vita, non bisogna ricercare la felicità solo in esso perché potrebbe renderci schiavi e creare dei problemi.

Soprattutto il denaro non deve essere una pietra di paragone con cui misurare la realtà intorno a noi; infatti, sovente, si viene valutati per il denaro che si ha (o che non si ha) dimenticandosi che al termine della nostra vita si sarà ricordati per quello che si è fatto o che si sarebbe potuto fare, per quello che si è detto o che si sarebbe potuto dire … e queste, a mio parere, sono le vere ragioni che contano per una vita degna di essere vissuta.

Lì 27 Ottobre 2017